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Il recupero giudiziario del credito

da | 11 Mar 2021 | Amministrazione Condominiale | 0 commenti

 

Il codice civile  impone all’amministratore il preciso obbligo di attivarsi per il recupero forzoso delle somme dovute dagli obbligati entro il termine di sei mesi dalla chiusura dell’esercizio nel quale il credito esigibile è compreso, salvo che sia stato espressamente dispensato dall’assemblea.

Si prevede infatti che il decreto ingiuntivo sia immediatamente esecutivo.

Per la riscossione dei contributi in base allo stato di ripartizione approvato dall’assemblea, l’amministratore, senza bisogno di autorizzazione di questa, può ottenere un decreto di ingiunzione immediatamente esecutivo, nonostante l’eventuale opposizione.

Ma non solo in caso di mora nel pagamento dei contributi che si sia protratta per un semestre, l’amministratore può sospendere il condomino moroso dalla fruizione dei servizi comuni suscettibili di godimento separato (come, ad esempio, il riscaldamento).

Ove, tuttavia, sia mancata l’approvazione dello stato di ripartizione da parte dell’assemblea, l’amministratore del condominio è comunque munito di legittimazione all’azione per il recupero degli oneri condominiali promossa nei confronti del condomino moroso, in forza dell’art. 1130, n. 3, c.c. In tale evenienza, l’amministratore può agire in sede di ordinario processo di cognizione, oppure ottenere un decreto ingiuntivo ordinario senza esecuzione provvisoria ex art. 63, comma 1, disp. att. c.c.