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Cause condominiali. L’amministratore ha sempre bisogno del mandato assembleare?

da | 26 Mag 2021 | Amministrazione Condominiale | 0 commenti

 

L’amministratore ha come ruolo  una rappresentanza del condominio nelle attività di gestione volte a fare gli interessi e la volontà del gruppo, ma anche una rappresentanza processuale ossia il potere di agire e di resistere in giudizio sempre a tutela dell’interesse comune del condominio.

Dobbiamo però distinguere la legittimazione processuale attiva  da quella  passiva.

Si ha legittimazione attiva  quando l’amministratore  ha il potere di agire in giudizio ossia di promuovere una lite nell’interesse del condominio. Si ha legittimazione passiva quando l’amministratore ha il potere di resistere in una vertenza giudiziaria promossa contro il condominio da lui gestito e rappresentato.

Quindi ci si chiede quando l’amministratore può agire autonomamente o ha necessità di ottenere l’autorizzazione dall’assemblea.

La rappresentanza processuale viene statuita dall’art. 1131, commi 1 e 2, c.c. che stabilisce che ” Nei limiti delle attribuzioni stabilite dall’art. 1130 o dei maggiori poteri conferitigli dal regolamento di condominio o dall’assemblea, l’amministratore ha la rappresentanza dei partecipanti e può agire in giudizio sia contro i condomini sia contro i terzi.

Può essere convenuto in giudizio per qualunque azione concernente le parti comuni; a lui sono notificati i provvedimenti dell’autorità amministrativa che si riferiscono allo stesso oggetto”.

Ciò significa che l’amministratore, nelle materie che l’art. 1130 c.c. attribuisce alle sue competenze – ad esempio quella di garantire il rispetto del regolamento condominiale, di dare esecuzione alle delibere assembleari, compiere atti conservativi – potrà agire in giudizio senza necessità di autorizzazione assembleare che, invece, sarà necessaria per promuovere liti su materie esorbitanti dalle attribuzioni a lui riconosciute dall’art. 1130 c.c. ( art. 1136 comma 4 c.c.).

Quanto alle liti passive, sulla base di quanto statuito dal secondo comma dell’art. 1131 c.c., il potere dell’amministratore è decisamente più ampio in quanto può essere convenuto in giudizio per qualunque azione concernente le parti comuni nonché è destinatario di tutti i provvedimenti di carattere amministrativo.

Qualora l’amministratore venga convenuto in giudizio in rappresentanza del condominio per azioni che esorbitano dalle sue attribuzioni, questi è tenuto a darne notizia senza indugio all’assemblea dei condomini al fine di dotarsi dell’ autorizzazione necessaria per costituirsi in giudizio.

In caso l’amministratore non adempia all’obbligo di informare l’assemblea vi è la possibilità di chiederne la revoca dell’incarico, su ricorso di ciascun condomino, oltre al risarcimento degli eventuali danni.

L’amministratore del condominio, può dunque essere convenuto nei giudizi relativi alle parti comuni, ma è tenuto a dare senza indugio notizia all’ assemblea.

In tale ultima ipotesi, l’amministratore può costituirsi in giudizio ed impugnare la sentenza sfavorevole senza la preventiva autorizzazione dell’assemblea, ma deve ottenere la necessaria ratifica del suo operato da parte dell’assemblea stessa, per evitare la pronuncia di inammissibilità dell’atto di costituzione ovvero di impugnazione. ( Cass. Sezioni Unite n. 18331 del 2010).

L’amministratore di condominio che procede ad  opposizione a d.i. sulle parti comuni , non ha necessità dell’autorizzazione dell’assemblea, in virtù di quanto previsto dal secondo comma dell’art. 1131 c.c. ( legittimazione processuale passiva dell’amministratore) quando la domanda proposta contro il condominio riguarda le parti comuni.